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Da Pan de oro a Pandoro, attraverso vari pareri nello Storytelling del food, da dolce prezioso a Natale

Durante il periodo di Natale, la diatriba dolciaria è sempre riguardo le preferenze tra Panettone e al Pandoro.

Avendo già raccontato del primo lo Storytelling del food, per imparzialità, è il turno dell’altro!

Scoprendo che ci sono diversi pareri circa le sue origini.

Infatti per alcune fonti le prime tracce risalirebbero al 1500, durante il periodo della Repubblica Veneziana, quando esisteva l’usanza di ricoprire con sottili foglie d’oro alcune pietanze. Da qui il richiamo aureo, infatti era denominato per l’appunto “pan de oro”.

Troppo facile così… Infatti per altri il Pandoro è l’evoluzione di altri dolci, derivando dal Nadalin o dal Pane di Vienna, 

Il primo è un dessert natalizio diffuso nel 1200 sulle tavole venete, a forma di stella, ma meno burroso e meno lievitato del classico pandoro.

fonte immagine https://ricette.donnamoderna.com/nadalin-dolce-di-natale

Il secondo, invece, è un pane dolce tipico della tradizione austriaca, sempre a base di burro.

fonte di immagine https://www.buonissimo.it/lericette/22016_Vienna_Bread

Le ispirazioni sono entrambi probabili, ma nessuna certa, al di fuori dell’amata di nascita. Infatti l’unica certezza la data certa relativa alla nascita commerciale del pandoro. Cioè il 14 ottobre 1884, giorno in cui il pasticcere veronese Domenico Melegatti depositò il brevetto per un dolce lievitato a forma di stella a otto punte al Ministero di Agricoltura e Commercio del Regno d’Italia.

Ma come tanti altri casi, anche questa invenzione di pane dolce è stata ispirata da un altro dolce della tradizione veronese, il Levà, il Levà, un dolce lievitato ricoperto da granella di zucchero e mandorle, impastato alla vigilia di Natale. Lui ci tolse la copertura e aggiunse uova e burro per rendere più morbido l’impasto.

fonte immagine https://sillaepepe.it/nadalin-dolce-di-natale-veronese/

come si può notare è un un dolce natalizio con pinoli, canditi e una copertura di mandorle e zucchero, che le donne di Verona preparavano la notte della Vigilia di Natale.

É vero! Sembra il Panettone, ma Melegatti recuperò questa ricetta e la reinventò togliendo alcuni ingredienti (come i pinoli, i canditi e la copertura di mandorle) e aggiungendone altri (come le uova, il burro e lo zucchero). Ottenendo un dolce molto lievitato, morbidissimo e senza crosta.

Anche la creazione del famoso stampo a piramide tronca con otto punte, che da forma al dolce è merito di un grande ingegno. Addirittura gli fu creato un forno apposito per cuocere il pandoro in maniera uniforme e si fece aiutare dal pittore Angelo Dall’Oca Bianca.

Ma oggi il pandoro è cambiato un pò, facendo molta strada, diventando uno dei dolci più amati, del periodo natalizio, in Pasticceria.

Infatti, ancora oggi, è un dolce quasi impossibile da riprodurre a casa! Causa dei lunghissimi tempi di preparazione, perchè occorrono ben 36 ore di lavorazione, tra 10 ore di lievitazione e 7 cicli d’impasto per ottenere la caratteristica consistenza del Pandoro.

Eugenio Fiorentino

 

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