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La Friggitoria Masardona attraverso uno Storytelling del food che ha resistito alla guerra, supportando, è diventata familiare realtà!

La storia che si trova intorno all Antica Friggitoria Masardona non è l’unica continuata per resistere nel tempo. La stessa attività ha scritto un proprio Storytelling del food, anche attraverso la guerra. Non a caso la figura popolare della masardona è riferita a colei che cucinava durante la stessa e regalava un pasto caldo a chi combatteva. Quindi, per forza, doveva essere un qualcosa di popolare.

Infatti si tratta di una storia legata a doppio filo alla città di Napoli.

Tutto ha avuto inizio con la Nonna dell’attuale Titolare Enzo, Anna Manfredi, ad essere appunto, all’epoca dei fatti, soprannominata la Masardona. Lei trasmise la sua umile ma preziosa arte, alla nuora Carmela Pintauro a cui quest’ultima unì anche la Sua dote familiare.

Così la Masardona, non è solo Pizze fritte. Divenne ben presto famosa anche per altre produzioni tradizionali napoletane, come:” Tortano, taralli ed anche dolci, come i buonissimi roccocò, tipici dolci di Natale napoletani che ancora oggi vengono sfornati dalla famiglia Piccirillo per le feste.”

Mentre alla Zia Tatina è dedicata quella con le scarole cucinate secondo tradizione, con uvetta, pinoli, olive e peperoncino»

fonte immagine https://www.facebook.com/masardonaroma/photos/a.129892665518072/334942071679796/?paipv=0&eav=AfaeoGCsidLRamSwoZbYqkXVfwFiONaVkU2sSO15XfVXpwnTgKVEpjmOZ7WSJYFnX2Y&_rdr

Fu lei che iniziò negli anni 50 a friggere le pizze la domenica mattina fuori alla porta di casa, in via Giulio Cesare Capaccio, come facevano all’epoca le donne partenopee per integrare i guadagni della famiglia.

Non si trattava di una cucina tanto attrezzata come le attuali, semplicemente un fornello improvvisato, una pentola e quel poco che avanzava dalla spesa settimanale: “ricotta, cicoli di maiale, pepe a dare sapore.”

Così in molti, soprattutto i lavoranti e i banchisti del vicino mercato di Porta Nolana. Andavano da lei a rifocillarsi fin dalle prime ore del mattino, dopo l’arrivo del pesce, un’abitudine che dura fino a oggi, qualcosa di economico ma buonissimo che riempisse la pancia e desse la forza per la giornata.

Diventando così un’usanza diffusa in tutto il centro storico e in particolare nella via poco distante dalla Stazione Centrale di Napoli, tanto che le donne della strada si davano il turno e ognuna aveva il “suo” giorno.

Inizialmente alla Masardona spettava appunto la domenica, oltre alla tradizionale frittura di Capodanno di cui conservano ancora le fotografie.

ph. Alessandra Farinelli

Come tutti i lavori artigiani del settore, è una discendenza che va di generazioni, così Anna Manfredi, che nel quartiere chiamavano tutti Nonna Pizza, e non a caso a lei è dedicata una delle pizze del menu, cioè:”la montanara con il ragù, ma quello vero e tradizionale”.

fonte immagine https://www.facebook.com/lamasardona/photos/uno-spicchio-tira-laltro-perché-oraùù-è-na-cosa-seria-nonna-pizza-docet-masardon/10156427940414911/

Eugenio Fiorentino

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