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Continua lo Storytelling del food delle Pizzerie Centenarie con la Pizzeria Cafasso a Fuorigrotta, perchè Padre e Figlio sempre affiancati ed affiatati

I nostri lavori provano ad essere sempre combinati, così dopo il DiretTour, è nata l’idea di riprendere gli appuntamenti con lo Storytelling del food delle Pizzerie Centenarie, quindi vi raccontiamo della Pizzeria Cafasso a Fuorigrotta in Via Giulio Cesare 156.

Nella nostra esperienza abbiamo apprezzato il lavoro di Stefano Cafasso, ma è un’eredità storica, non a caso.

fonte immagine https://www.lucianopignataro.it/a/pizzeria-cafasso-dal-1953-a-fuorigrotta/163618/

Nella foto è possibile notare una particolarità. All’inizio si legge CaPasso e poi CaFasso. Purtroppo è un aspetto usuale all’epoca, infatti un’altra Pizzeria Centenaria( Pizzeria Da Gennaro) ha visto nascere la propria dinastia da questo errore. É da qui che nasce un’altra famiglia Centenaria, perché dalla Capasso, poi ci sarà la Cafasso.

Per parlare della passione della pizza per la dinastia Cafasso, bisogna iniziare da chi conosciuto da tutti come Don Peppino, mise da parte le aspirazioni di tranquillo impiegato, rispondendo al richiamo del sangue, i Nonni pizzaioli Giovanni e Adele.

Dopo aver perfezionato la tecnica presso l’altra novecentesca pizzeria di famiglia, Capasso a Porta San Gennaro, si dedicò all’apertura del nuovo locale in via Giulio Cesare, trasformandolo negli anni in uno dei più acclamati della città.

La dinastia con la F inizia nel 1913 con il primo Cafasso, cioè Giuseppe, che inizia nel 1913 a far carriera alla fatidica Pizzeria alla Porta di San Gennaro, l’attuale sede della Pizzeria Capasso, ma poi, una volta cresciuto, decide di fare il “grande passo” dell’autonomia, così si dirige a Fuorigrotta con moglie e cinque figli, in cui ognuno prova ad apprendere il massimo della Professione, infatti gli affari iniziano a svilupparsi bene, finché nel 1984 Giuseppe finì e lasciò in eredità ai suoi quattro figli la Pizzeria, ma due di questi sono donne, per cui preferiscono non cimentarsi dietro al bancone, mentre Ugo si!

Infatti Lui nutriva e nutre una grande Passione per l’essere Pizzaiolo, per cui dopo aver appreso nella storica e di famiglia pizzeria alla Porta di San Gennaro decide di spostarsi nell’attuale sede di Fuorigrotta, in cui lo seguirà il Fratello Antonio, ma l’aspetto più importante, che poi permette e permetterà loro di essere una Centenaria è che Stefano, il figlio di Ugo,  dal 1997 svolge con magnificenza, grande passione ed inventiva il mestiere di famiglia.

Non a caso è solito inventare nuovi topping per pizze dai gusti nuovi, come

ma anche negli impasti.

Tra le tante novità anche quella studiata con il nostro collaboratore, Angelo Silvestri, rendendola non esclusiva, ma è disponibile per tutti, essendo presente nel menù la Pizza Pizzalier che mostra felice in questa foto.

Dopotutto è per davvero un miracolo di gusto, studiato da Angelo ma realizzata dal geniale Stefano.

Tuttora rispettosa delle antiche regole professate dal capostipite Don Peppino, garantendo, un ambiente semplice e familiare, non a caso è importante la presenza familiare tra sala e banco delle Pizze, tra Zio Antonio in sala, Figlio Stefano al banco delle Pizze e Papà Ugo, tra accoglienza e saltuariamente ad aiutare o sostituire Stefano.

fonte immagine https://www.lucianopignataro.it/a/napoli-pizzeria-cafasso-a-fuorigrotta-dal-1953/17624/

la pizzeria Cafasso, sempre, artefice di una portentosa miscela di farine preparata a mano per una pizza, piccola e vaporosa dal cornicione ben definito e dalla preisa circolarità, si attesta come uno dei luoghi cult dedicati all’antica specialità.

Con Ugo Cafasso ed il figlio Stefano che non ha tardato l’accomunarsi alla tradizione di famiglia, la pizzeria è famosa per il suo “Calzone ripieno di scarola”, con la sua crosta di formaggio grattuggiato in superficie

fonte immagine https://www.lucianopignataro.it/a/napoli-pizzeria-cafasso-a-fuorigrotta-dal-1953/17624/

per poi approndire i gusti ricercati nella “Doc” con filetto di pomodoro, mozzarella di bufala, basilico e olio extravergine a crudo per la “Ciro” con provola, filetto di pesce spada affumicato, rucola e scaglie di parmigiano.

Questo forte legame che unisce padre e figlio è motivo di fregio per i Professionisti del mestiere, per continuare nel tempo ad essere membri della mitica Unione Pizzerie Storiche Napoletane “Le Centenarie”.

 

 

 

 

 

 

 

 

Eugenio Fiorentino

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