La degustazione della Pizza fritta della Pizzeria De figliole all’evento Tutto Pizza, anche se non la loro Storytelling del food, ma mangiare un loro Battilocchio. Ricordandoci della loro Chicchinese, Masterclass e Parola di Eugenio, che per qualche ingrediente ha basi della Pasta alla Puttanesca. La Chicchinese è sempre in auge quando si pensa alla storica Pizzeria. Fa ricordare tra i tanti, il gusto delle Olive, che a loro volta sono feedback per i Capperi.
Infatti l’accoppiata Olive e Capperi non è per caso presente in una Pizza storica. Perchè con e per altri carboidrati ha percorso lo Storytelling del food per il sugo della Pasta alla Puttanesca. Si tratta di un piatto di Pasta che sa tanto di tradizione. Con qualche modifica sulla bontà fritta non da eccellenza al binomio, ma da merito ed importanza ad un ingrediente, ovvero le Olive. Queste nella Pizza fritta in questione sono nere.
Come capita per la Pasta alla Puttanesca essendo più mature, sono oleose e dal sapore più intenso
. Per rinforzare il fritto e lo “sciacquo” della Scarola.
Così dirigiamoci sullo Storytelling del food che ci interessa, ovvero la Puttanesca il pilastro del binomio di gusto
di olive e capperi, che senza pomodoro aiuterà la Pizza con le Scarole.
Per le prime testimonianze della Puttanesca spostiamoci dietro il XIX Secolo con una nostra vecchia conoscenza.
Il Cavalcanti…
Nel suo manuale “Cucina teorico-pratica“, propose tra le altre già scoperte anche altre ricette di cucina popolare napoletana. Tra queste c’è la “puttanesca” ante, da Lui definita “Vermicelli all’oglio con olive capperi ed alici salse”.
Il nome colorito è dovuto da varie teorie, in cui, forse quella dal richiamo più facile affascina di più, ma sono varie teorie, perchè diverse sono le teorie sull’origine del nome “Puttanesca“:
Come detto, secondo la tradizione agli inizi del ‘900, un oste ideò questo piatto appositamente per i visitatori di una casa di appuntamenti che si trovava nella periferia di Roma
.
Un’altra versione molto simile è quella raccontata da Arthur Schwartz esperto di gastronomia. Nel suo libro “Naples at table” ipotizza invece che la pasta alla puttanesca nacque a Napoli e precisamene nei Quartieri Spagnoli: all’inizio del XX secolo, e temporalmente ci siamo. Altra coincidenza è che nel noto Quartiere napoletano era sede di attività di ogni tipo, tra cui alcune case di piacere. Allo stesso modo romano, per rifocillare i clienti ed ingannare le attese, un giorno il proprietario di una di queste “allegre dimore” decise di rifocillare i suoi clienti con un piatto semplice e veloce, e poi pensò a questa Pasta dal nome colorito.
Il riferimento base è sempre quello per il nome. Infatti c’è chi sostiene che si rifaccia agli indumenti intimi delle ragazze della casa. Loro per attirare e allettare l’occhio del cliente, indossavano probabilmente varia biancheria, di colori vistosi e ricca di promettenti trasparenze.
Questo colorito dell’abbigliamento si ritroverebbe nell’omonima salsa
, anche perchè poi è da Storytelling del food la “Scarpetta col Pane”.
Tra il verde del prezzemolo, il rosso dei pomodori, il viola scuro delle olive, il grigio-verde dei capperi, la tinta granato dei peperoncini.
Nel libro Naples at table di Arthur Schwartz ancora ’origine etimologica del nome deriva dal proprietario di una casa di appuntamenti, meglio detta del piacere dei Quartieri Spagnoli. Perchè come detto era usuale offrire i propri ospiti con questo piatto, data la rapidità e la facilità della preparazione.
Altra ipotesi è la cromatica. Infatti il nome sarebbe dato dagli indumenti intimi delle ragazze della casa che indossavano biancheria molto appariscente e variopinta per attirare l’interessi dei clienti.
Sempre Schwartz, ha raccontato che altri studiosi sostengono che l’origine del nome sia da attribuire all’estro di una prostituta di origini provenzale, Yvette la Francese.
Forse la tesi più accertata è quella che l’ideatore l’architetto ischitano Sandro Petti all’inizio degli anni ’50 l’avrebbe creata lui per caso quando alcuni amici giunti a tarda serata nel suo locale “Rancio Fellone” avrebbero chiesto al Petti un pasto. Lui a corto di basi si preoccupava di non sapere cosa preparare perchè anche rimasto a corto d’ingredienti. Così pensò di realizzare “una puttanata qualsiasi” .
Preparando una pasta con gli ingredienti che aveva a disposizione. Egli raccontò nell’intervista da lui rilasciata alla giornalista de “Il Golfo”, Annamaria Cuomo: “Quella sera di tanti anni fa, era molto tardi, ai tavoli del locale sedettero un gruppo di amici veramente affamati… io avevo finito tutto, e li avvisai: “Mi dispiace non ho più nulla in cucina, non posso preparavi niente”.
Ma loro insistettero!
Mi esortarono dicendo: “Ma dai Sandro, è tardi ed abbiamo fame, dove vuoi che andiamo… facci una puttanata qualsiasi”. La “puttanata qualsiasi…”. É da qui ecco l’idea per l’ecclettico Sandro Petti (che in cucina è un autentico mago) portò in tavola l’inizio di uno Storytelling del food. Infatti era proprio il fumante piatto di “Spaghetti alla Puttanesca” divenne da quella sera una pietanza che sarà poi must della tradizione culinaria dei ristoranti non solo ischitani, ma addirittura Parola di Eugenio per tutto il mondo…. Perchè da Sandro e Petti, si gioca con le consuonanti ed ecco gli Spaghetti 
per uno Storytelling del food andato a Puttane…sca.

Eugenio Fiorentino


