I profileroles da Storytelling del food tra salato a dolce da Parola di Eugenio

Lo Storytelling del food, per essere da Parola di Eugenio ama spaziare tra le bontà, rendendole anche dolci, come i Profiteroles.

Si tratta di uno dei dessert della buona tavola più apprezzati, che non manca mai a pranzi e ricevimenti. Così è nello Storytelling del food uno dei dolci più amati da gustare a fine pranzo.

Dalla calda Polenta,  per una coccola calda d’inverno, con i Profiteroles ci si sposta sul dolce, per versatilità di gusti e leggerezza d’impasto. Morbido, delizioso e avvolgente, regala una sensazione intensa data dall’insieme di ingredienti, sapori e consistenze che si intrecciano perfettamente tra loro, creando un gusto impeccabile e ricercato. É così buono da essere gustato come dessert anche singolarmente e non solo in chiusura del pasto. Nonostante il formato bignè, la glassa al cioccolato e il ripieno di panna, in origine i profiteroles non erano stati pensati come dolci raffinati, ma come semplici pasti per i servi, a base di pane e carne. Lo storytelling del food ci guida in questo nuovo viaggio all’insegna del gusto, tra battute di caccia e ambienti di corte.

Perchè è uno Storytelling del food dolce e raffinato nato da un “piccolo premio”, poi diventato da Parola di Eugenio.

Ponendoci di fronte a una riflessione linguistica, legata al dolce protagonista: infatti, in francese “Profiterole” significava piccolo profitto.

Questo spettava, perchè consisteva in un panino secco con all’interno palline di carne che i signori offrivano ai loro sottoposti come premio. Dopo per aver eseguito faccende domestiche o averli accompagnati durante le battute di caccia: venivano poi cotti nel brodo di carne.

Così si resta nel salato ma l’idea del Profiterole come dolce, così come lo conosciamo, inizia a diffondersi verso la metà del ‘500!

quando Caterina de Medici arrivò alla corte francese con il neosposo Enrico II di Francia. Caterina aveva portato con sé un cuoco di corte, Pentarelli, che iniziò a sperimentare un nuovo impasto per i dolci.

La ricetta fu successivamente migliorata dal suo successore Popelini, dando vita a quella che nel XIX secolo verrà chiamata pasta choux, la pasta per bignè dalla consistenza leggera molto popolare in Francia e base per realizzare i Profiteroles, dorati e ricoperti di glassa di cioccolato. La diffusione del profiterole come dolce raggiunse il suo apice proprio nel XIX, quando iniziò ad essere servito presso le tavole di banchetti aristocratici: da quel momento è sempre un ospite d’onore a qualsiasi ricevimento

Dai dolci nascono altri dolci: dal profiterole semplice alla Saint Honoré.

Col passare del tempo anche il Profiterole è stato protagonista di varie sperimentazioni. Infatti, alla versione classica con panna ricoperti di cioccolato si sono diffuse varie alternative, a base di crema chantilly e gelato (ideale quando le temperature salgono) per la farcitura, ricoprendo l’esterno di creme a base di cioccolato bianco, frutti di bosco, pistacchio e al popolarissimo caramello salato. Ma a base di profiteroles nascono anche altri dolci, come la famosissima torta Saint Honoré, inventata verso la metà dell’800, con una base di pasta choux e pasta sfoglia e decorata con tanti profiteroles all’esterno.

In ogni sua veste il Profiterole è garanzia di gusto legata alla ricercatezza di un tripudio di sapori messi insieme!

Perciò andiamo alla scoperta settimanale della Parola di Eugenio!

Chiara Peluso

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