Il termine Street food, si voglia per l’inglesismo o per un’idea giovanile, completamente distante dal meridionale concetto di tradizione, si può credere che non goda di uno Storytelling del food.

Ma contrariamente a quanto si possa pensare, gode di radici storiche.

Il suo sviluppo non è dovuto solo colpa delle moderne tempistiche che costringono a non avere molto tempo a disposizione per un pasto completo.

Chi mai, passeggiando per le strade della propria Città, attirato dal sublime profumo delle pietanze appena sfornate non si è fermato in una delle tante pasticcerie, Focaccerie e friggitorie, per gustare una pietanza? Ma in maniera veloce. Come, allo stesso modo, sarà pure capitato di non avere tempo di sederci a un tavolo per consumare un buon pasto e quindi abbiamo scelto di mangiarlo per strada, lungo il percorso per andare all’università o al lavoro?

Per tutte queste ragioni lo Street food si è sempre più diffuso.

Riuscendo ad essere apprezzato da molti, vuoi per i prezzi, vuoi per il tempo, o da chi preferisce non sedersi a tavola nel locale. Può sembrare un’usanza novità del nostro frenetico secolo. Ma al contrario, ha origini antichissime, da scoprire in un viaggio lungo uno Storytelling del food.

Iniziando con lo Street food dal porto di Alessandria d’Egitto arrivando ai romani

fonte immagine https://www.romanoimpero.com/2022/08/street-food-degli-antichi-romani.html

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ed anche nostri, Thermopolia di Ercolano e Pompei.

fonte immagine https://www.virdex.it/2020/09/21/thermopolia/

In realtà, lo street food nasce circa tremila anni fa in Grecia e in Egitto.

Infatti, come ci raccontano alcune fonti, ad Atene vi erano alcuni venditori ambulanti che preparavano zuppe a base di fave e ceci per i passanti che avevano fame e desiderio di consumare un pasto veloce. Altre testimonianze ci raccontano dell’antico antenato del cuoppo di frittura di pesce, diffuso in Egitto: infatti nel porto della città di Alessandria, vi era l’usanza di friggere il pesce pescato e di venderlo ai passanti. Nell’epoca dei Romani, come emerso dagli scavi di Pompei ed Ercolano, erano poi diffusi i Thermopolia, una sorta di piccole cucine itineranti stabilite sulla strada che vendevano cibo ai cittadini meno abbienti, le cui case erano prive di cucina.

Lo street food dalle strade conquista le tavole di lusso.

E così nel corso del tempo, lo storytelling dello street food si identificò principalmente nel suo pubblico tutte le persone di bassi ceti sociali, che non potevano permettersi cibi lussuosi e ad alto costo. Un esempio famosissimo sono le pastes, street food venduto a Parigi, involucri di pasta farciti al loro interno con carne o verdure. Questo spuntino era venduto principalmente agli operai, servitori e facchini, a un prezzo a loro accessibile, per nutrirsi durante l’orario di lavoro. Questi sono gli antenati della Pasticcere, una tipologia di rustico ripieno molto apprezzato sulle tavole rinascimentali.

Da esigenza a moda: lo street food oggi come simbolo di cultura.

Le Pasticcere furono solo l’inizio del successo dello street food e questo viaggio nello storytelling del food ci riserva altre sorprese. Prima tra tutte come questa tradizione sia diventata sempre più diffusa e apprezzata da tutti, e se prima era un’esigenza adesso è una vera e propria moda che identifica la cultura di un posto. Basti pensare a Spaccanapoli, a via dei tribunali, alla Pignasecca e ad altre vie del centro storico partenopeo. Non manca un negozio che non ci attiri con inebrianti odori di pizza, frittura, taralli e paste, tutti cibi che identificano la cultura napoletana. La maggior parte dei passanti (tra cui noi compresi) non resiste all’acquolina in bocca e non torna mai a casa a stomaco vuoto!

Chiara Peluso

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