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Il viaggio europeo del Babà, attraverso uno Storytelling del food, culminante nell’incontro con il Rum

L’aspetto storico è ciò che contraddistingue i più importanti dolci napoletani, così ispirati dalla presentazione dell’idea della Pasticceria Casa Infante, cioè di presentare il Regno di Napoli con Babà e Zeppola, avendo raccontato già di quest’ultima, dobbiamo focalizzarci riguardo lo Storytelling del food del primo.

Dimentichiamo la tradizione che raconta del Babà inventato o all’ombra del Vesuvio o a Posillipo!

La Sua storia, si dice, parta da Luneville, in Lorena, nel Nord della Francia, non lontano dal confine con la Germania e con il Belgio.

Si tratta di uno Storytelling del food iniziato il XVIII secolo, nella cittadina risiedeva Stanislao Leszczinski, Re polacco in esilio. Già due volte detronizzato durante le guerre tra le potenze europee per accaparrarsi di quella gloriosa e instabile “monarchia elettiva”.

Si dice che il sovrano, un giorno, bagnò con del Madeira

fonte immagine https://en.wikipedia.org/wiki/Madeira_wine

una fetta di Kugelhopf

fonte immagine https://en.wikipedia.org/wiki/Gugelhupf

 probabilmente per prolungarne la morbidezza nei giorni successivi alla sua preparazione, ma non finiva lì, nel suo futuro c’era altro.

Il Kugelhopf era un dolce austriaco molto famoso a quell’epoca, che ha ispirato anche ad altri dolci italiani, citando l’anello di Monaco mantovano e che probabilmente ha influenzato anche il più giovane pandoro di Verona

fonte immagine https://www.alimentipedia.it/pandoro-di-verona.html

L’incontro col rum

Infatti di strada, il Babà, dovrà ancora farne molta. Ecco che da Luneville il Babà sbarcherà a Versailles. Dove la figlia di Stanislao, Maria Leszczyńska, aveva infatti sposato il re di Francia Luigi XV, e si era portata dietro il pasticciere del padre, il polacco Nicolas Stohrer.

Negli anni ’30 del XVIII secolo  a corte impazzava la moda del rum giamaicano, che presto sostituì il madeira nel Babà.

La modifica ebbe un grande successo, ma il buon Stanislao, forse, non la gradì molto. Qualche anno dopo, ultraottantenne, ne parlerà addirittura con Voltaire: “Ho diviso i giorni in ore e le ho riempite di emozioni, di cose degne di memoria, di cose fatte, ma anche di cose solo immaginate. Questo lasciamo di noi; anche l’Alì Babà. Non è cosa degna di un Re? Lasciamo questi pensieri ai cortigiani e agli intolleranti; a chi pensa di dedicare la vita alla carriera, a chi se l’accorcia al servizio di cose che credono di dominare e di cui sono solo le dileggiate e luccicanti vittime. A me invece ricorderà la luna turca della notte di Costantinopoli, mi porterà il sapore dell’amicizia con il Re di Svezia, e i canditi riproporranno l’eleganza e la preziosità dei vostri ragionamenti […] Lo scorso mese mi hanno presentato un Babà, così lo chiamano ora, talmente inzuppato di liquore che gli ho dato fuoco. Perde di leggerezza e di memoria”.

Tuttora il Suo essere un dolce leggero ma “ubriacante acutizza accattivanti qualità, come il poter creare con la ricetta di un dolce piccolo, modificando le dosi, anche un dolce grande

fonte immagine https://lericettedinonnalella.altervista.org/baba-napoletano/

Eugenio Fiorentino

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