La Pizza parte da Napoli per scrivere attraverso le migrazioni uno Storytelling del food.

Infatti girando il mondo, tra l Italia e l Europa, tra l Asia e gli Stati Uniti non c’è una località che non trovi Sua riproposizione.

Ma la versione originale della Pizza resterà sempre quella napoletana! Non a caso il dipinto del nostro Ivano Nobile, alla storia Napoli Art, mostra come il più grande forno di Pizza attivo sia il Vesuvio. Perché è da Napoli che nasce la Pizza. Vuoi per la creatività unica del Pizzaiolo napoletano che resta sempre fedele alla Tradizione.

Ma, ormai, come sappiamo la Pizza, nonostante sia patrimonio dell’Unesco, è ammaccata e rivisitata in mille modi a seconda del luogo.

Ma non sarà mai la originale!

Ci sarà un motivo per dare ragione e ricordare Aurelio Fierro, citandolo: “Ma tu vulive ‘a pizza, ‘a pizza, ‘a pizza… cu ‘a pummarola ‘ncoppa, cu ‘a pummarola ‘ncoppa, Ma tu vulive ‘a pizza, ‘a pizza, ‘a pizza, cu ‘a pummarola ‘ncoppa… ‘a pizza e niente cchiù!…”

Lo Storytelling del food inizia dal disco di pasta con il pomodoro alla marinara. Ecco i volti e gli ambienti della Pizza nel XVIII secolo.

Come già accennato in passato la Pizza ha origini molto umili. Infatti, le sue prime testimonianze risalgono al ‘700 e la descrivono come un disco di pasta condito con del sugo.

In realtà quella di Napoli non è la sola forma di Pizza che esisteva all’epoca.

Esistevano delle varianti erano diffuse anche in Medioriente e nell’ Italia del Nord.

Sono proprio quei piatti che oggi conosciamo con il nome di Pita, Piadina e Pinza, cioè sempre uno strato di pasta condito con vari ingredienti.

Ma in particolar modo la Pizza napoletana ha alle sue spalle un’evoluzione che l’ha portata oggi ad identificarsi come il piatto della tradizione culinaria italiana.

Tornando alle testimonianze sulla Pizza napoletana la più famosa è quella di Vincenzo Corrado ne “Il cuoco Galante”.

Qui si espone la ricetta, molto diversa rispetto a quella attuale. Infatti questa risulta essere fatta di due strati di pasta sfoglia ripieni di vari ingredienti, come mozzarella, ricotta, provola, prosciutto, ecc… In più, Corrado ci informa sulla popolarità del piatto, noto soprattutto tra i ceti più bassi e i soldati. Inizialmente erano vendute presso cuochi ambulanti, tant’è vero che i pescatori la mangiavano seduti sugli scogli (da qui deriverebbe il nome della pizza “marinara”).  In breve tempo la nuova pietanza divenne così popolare che si aprirono nuove Pizzerie.

Cambiano le forme, gli ingredienti…ma la pizza resta sempre napoletana!

Con il passare del tempo i ricettari divennero la principale testimonianza dell’evoluzione della pizza napoletana. 

questi proponevano il tradizionale piatto partenopeo, tra cui anche autori come Alexander Dumas e Matilde Serao,. Questi la delineano in varie forme che a poco a poco raggiunsero quella attuale.

Ma una aspetto che rimase immutato fu sempre il suo nome.

Di ricettario in ricettario, dolce o salata che fosse, il disco di pasta farcito passò alla storia come “Pizza napoletana”. Riuscendo ad identificarsi come parte importante della cultura partenopea.

E sempre con il passare del tempo la Pizza napoletana conquistò anche i piani alti della società.

Primo tra tutti proprio Re Ferdinando IV, che aveva conosciuto l’umile piatto durante una delle visite ai quartieri popolari: pare che ne fosse rimasto così incantato da desiderare un forno per la Pizza nelle sue cucine. E dopo i Borboni, la pizza incantò i nuovi sovrani di casa Savoia al punto che la nuova Pizza proposta dal pizzaiolo Raffaele Esposito prese il nome di Margherita e per i colori dei suoi ingredienti divenne il simbolo della nuova Italia.

Insomma, anche se adesso è diffusa in tutto il mondo, per gli scorci e le vicende a cui è legata la Pizza è e sarà sempre Napoli, il luogo in cui è nata, con i suoi colori, i suoi profumi e la sua tradizione. Infatti non è questione di gusti, topping o scelte di impasto, la Pizza deve rappresentare Napoli! Anche in versione gourmet, ma, basta che la Pizza sia Napoli!

Chiara Peluso

 

 

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