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La Pizzeria Starita a Materdei, per l’essenza sacra della Pizza, rientra nell’appuntamento dello Storytelling del food con l UPSN, l Unione Pizzerie Storiche Napoletane, le Centenarie

Gli appuntamenti con lo Storytelling del food vanno meritati, non solo per importanza, anche per apparizioni, e c’è chi, come la Pizzeria Starita Via Materdei 27/28, ancora non aveva trovato spazio nella rubrica, anche se la abbiamo già incontrata, e c’è tanto da scoprire.

Infatti la storia ufficiale dell’attività inizia nel 1901, ma all’epoca Antonio Starita aprì un locale per la vendita del vino. Che poi si trasforma in osteria, perché non bastava. C’era anche il lavoro in cucina della moglie Giuseppina Barattolo, per offrire anche cibi cotti della tradizione napoletana da accompagnare a del buon vino.

Così di generazione in generazione ci si avvicina alla tradizione. Nel 1933 uno dei figli di Antonio, Giuseppe inizia a guidare il locale con l’aiuto della moglie Filomena Capezzuto. Insieme trasformeranno, sul finire degli anni Quaranta, la cantina in una vera e propria trattoria con tanto di Pizzeria e di Friggitoria.

Diventando anche famosi e non solo noti per il buon cibo, anche perché come Friggitoria. Nel 1954 offre supporto alle riprese del film L’oro di Napoli, diretto da Vittorio De Sica. Nell’episodio Pizze a credito in cui Sophia Loren è una pizzaiola bella e adultera.

Che avendo dimenticato l’anello in camera dell’amante si inventa che era finito in una pizza fritta. Perciò il marito impazzirà nella ricerca dell’anello tra tutti quelli che ne avevano ordinata una. Il grande successo del film contribuì a rendere nota la Pizzeria in tutta Napoli.

Ma Giuseppe nel 1961 scompare prematuramente. Così la moglie Filomena continua l’attività, prendendosi cura del locale. Aiutata dall’unico figlio maschio Antonio e dal genero Luigi Magno appartenente a una famiglia importante di Pizzaioli napoletani.

Sarà Luigi ad insegnare al giovane Antonio il duro mestiere del Pizzaiolo. Cosicché nel 1970 la famiglia decide di dedicarsi completamente alla vendita della Pizza.

Il peso dell’eredità e della voglia di continuare un mestiere motiva Antonio. Così Lui, alla scomparsa della Madre nel 1990, aiutato dalla moglie Rosaria Formisano, prende definitivamente in mano le redini del locale facendolo diventare la pizzeria il locale che ancora oggi gestisce con amore e passione nel rispetto della tradizione ma anche con un occhio proiettato verso le innovazioni.

Però Antonio, unico maschio di cinque figli, costretto ad affrontare la vita molto giovane per poter mantenere la famiglia lasciò gli studi a cui il padre lo aveva indirizzato e dedicandosi al ed innamorandosi dell’arte della Pizza.

Senza mai abbandonare il legame con la Tradizione, Antonio ha realizzato nella sua carriera più di cinquanta varianti della pizza di cui una decina sono delle vere e proprie innovazioni, rafforzando l’idea commessa debba essere tramandata di generazione in generazione. Non a caso è un convinto sostenitore del fatto che la Pizza debba conservare la sua identità di pietanza semplice, completa, saporita e a buon mercato rimanendo ancorata alla cucina popolare partenopea per farne conoscere soprattutto ai giovani i segreti del gusto e della qualità, diventando sacra!

Infatti nel Suo menù dimostra che con la pasta della pizza si possa realizzare un pasto completo, dall’antipasto al dolce. Iniziando con gli angioletti fritti (piccoli rotolini di pasta) conditi con rucola e pomodorini crudi, passare alla Pizza, scegliendo tra le varie, ma una nota di merito va alla Montanara formaggio parmigiano e basilico, che continua con l’idea del fritto, ma più contenuto ed elegante, e terminare con gli angioletti con la nutella o pistacchio prodotto da Casa Infante.

Eugenio Fiorentino

 

 

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