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Il Capodanno del mugnaio del Molino Caputo, per l’avvio di una nuova stagione da “Grano Nostrum”, capendo di più con la Professoressa Pellati

É iniziata una nuova stagione di raccolta di grano e produzione di farina per il Molino Caputo che ha organizzato l’evento: “Il Capodanno del Mugnaio”, a cui siamo stati invitati, non potevamo rifiutarci di partecipare, in primis per il rapporto.

Anche per la consapevolezza dell’importanza dell’evento. Grazie al suo essere interessante ed esplicativo, soprattutto per capire meglio cosa ci accade intorno, tra guerra in Ucraina, porti bloccati, per uno scenario globale completamente diverso da anni fa!

Infatti grazie alla partecipazione della Dottoressa Pellati, un’esperta internazionale del mondo dei cereali ha voluto raccontarci gli attuali fatti anche attraverso dinumeri, per far comprendere meglio, per ragionare, comprendere meglio ciò che accade ma anche per avere fiducia nel futuro, perché il mercato di grano tenero è in difficoltà e il Molino Caputo con stima e convinzione dimostra una buona potenzialità, grazie anche alla coesione tra reparti nella e della produzione.

Attraverso la suddetta partecipazione è stato possibile capire di più riguardo il grano, per tranquillizzare un pò, magari rendendo meno paurose le curve di mercato, quindi andando per punti abbiamo capito che: Perché dobbiamo parlare di mercati internazionali? In pochi numeri, il concetto è che Italia per colpa degli Appennini a dividere la nazione dobbiamo sempre essere dipendenti dall’estero quindi dobbiamo sempre dare un occhio a ciò che succede al di fuori. Anche se lo siamo da sempre, non c’è nessuna novità nel dover andare in allarme. Quindi non dev’esserci nessun grido di allarme, perché non lo è solo per il grano tenero, anche per il duro, per i semi di soia, i semi di girasole e la colza. Quindi… non bisogna allarmarsi! Purtroppo l Italia è così, infatti dipende anche per altro, infatti grazie a delle diapositive offerte dalla suddetta Dottoressa possiamo comprendere come l Italia sia dipendente, storicamente, per tante materie prime, che lo è da sempre, non dev’esserci alcun grido di allarme, perché ormai il nostro paese è questo! Lo storico delle produzioni delle merci qui riportate, annata più o annata meno, bene o male è questo.

Non si riferiscono solo alla molitoria, ma anche alla mangimistica, tutto ciò che sfocia poi nell’alimentare in generale, cioè la punta di diamante della produzione italiana.

Così il Molino Caputo ha voluto inaugurare la campagna 22/23, ci s affida alle stime dell Unione delle Associazioni Cerealisti Europei, ha stimato un rassicurante +25% di aree seminate in più. E non solo, si parla anche di un recupero dei terreni set-aside( necessità di controllare la sovrapproduzionedi cereali, e di altri seminativi, al fine di evitare gli effetti depressivi sui prezzi agricoli) o per dirla all’italiana Maggese, cioè quella pratica agricola che consiste nella messa a riposo di un appezzamento di terreno per restituirgli fertilità.

Peccato che la guerra è iniziata a febbraio, bisogna vedere come si attuerà alla prossima campagna, quindi in autunno per quelle colture di stagione, in modo che poi, attraverso i risultati positivi andrà meglio nel 2023. Purtroppo il mese di giugno sarà ricordato per una grande botta di calore che ha colpito tutti, e così le percentuali di deficit vacillano. Altro problema è stato il susseguirsi di problematiche, perché tutto ha inizio dalla questione fertilizzanti, nata quando ancora non c’era alcuna guerra in atto, le Associazioni di categoria stimano deficit in questa campagna per l’acquisto di materiale nuovo, da fare in autunno per la prossima campagna. In questo incontro è stato possibile smentire falsi miti, per l’esempio quello che la guerra in Ucraina infici nel grano, ma l’importazione dall’ Ucraina è solo il 2%, maggiore è il mais, quindi in ipotesi la zootecnia rischia! Altri paesi della Comunità Europea, come Slovenia ed Ungheria per il 33%, quindi con i loro dati produttivi possono aiutarci a sopperire senza difficoltà a certe mancanze. Il dilemma set-aside non è da poco perché non tutti i terreni possono accogliere le stesse piantagioni, magari vogliamo piantare del grano in un luogo X ma lì si coltiva meglio altro. Importante è lo smentire tutte le dicerie riguardo l Ucraina nel commercio mondiale, no produzioni ma merci a disposizione per il mondo, perché ci sono dati da non credere, infatti prima della guerra per la campagna 21/22  Russia ed Ucraina pesano il 29 % di grano, il corn 20% l’orzo 31%, per il grano duro dati non significativi, quindi unire dati come manca il pane, manca il grano duro per la pasta e la guerra, è a detta della Dottoressa una baggianata scandalistica, perché bisogna sapere di ciò che si parla. Non a caso, per confermare questa tesi ha fornito altri dati esplicativi , in cui notiamo che l Ucraina nel mondo pesa di commercializzato il 12% di grano totale, 18% di Orzo, il Corn 17%, l’orzo 31 %, mentre per il grano duro dati non significativi!

Un altro aspetto importante per l’industria alimentare è il peso dell’olio di semi di girasole,  in particolare del e dall Ucraina, perché su 78%, la somma di Russia ed Ucraina, la seconda “pesa 52%, quindi l’industria alimentare del mondo è in crisi perché manca l’olio di girasole.

Ma per la nuova campagna non sono state fatte previsioni, perché tra terreni danneggiati ed altro, fare stime, riguardo l Ucraina è utopistico, così ci sono nuovi scenari positivi sono impensabili e bisogna solo prendere atto di queste gravi conseguenze arrivate ormai dopo 118 giorni di guerra, l’assenza dell Ucraina pesa per corn e grano come un macigno nel e sul mondo.

Così viene da chiedersi ma quest’ultimo dove va? Che fine farà? Perchè dall Europa all America per il mondo? Beh, perché purtroppo solo loro hanno un incaricato che “porta il conto di ogni chicco di qualsiasi produzione agricola” per fare delle stime .

Così con questo Capodanno del Mugnaio, parte forte una nuova produzione propria per rialzare certi dati statistici. Le premesse sono le migliori

Ringraziamo il Molino per invito ed ospitalità.

Eugenio Fiorentino

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