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La Nutella e i suoi cambiamenti spalmati, tra merenda da lavoro a snack per svago, in uno Storytelling del food

La Nutella per essere ciò che adesso deve tutto ad un percorso lungo un incredibile Storytelling del food.
Nata dalla commistione di altri ingredienti, non solo lo zucchero che si è unito al cacao è diventata una, anzi la, crema spalmabile più famosa e venduta al mondo.
 Non tutti sanno che in quei barattoli, oltre ad una crema deliziosa, sono racchiuse grandi curiosità. Perché tanta bontà non è comprensibile come sia stata raggiunta perché non doveva essere come tuttora è proposta e soprattutto i suoi obiettivi erano tutt’altri.

Inizialmente, come capita in ogni storia c’è sempre un’alba dei tempi, e in questo caso l Abramo della Nutella è il Giandujot, il primo nome, non a caso che richiama molto il Piemonte, la patria della Nutella. L’inventore come il marchio testimonia è Pietro Ferrero che ebbe l’intuizione di ammirare gli operai piemontesi, soliti andare lavoro con il Pastone, una specie di panetto di cioccolato da tagliare e accompagnare tra due fette di pane e che soprattutto sia energetico.Pane e panetto di cioccolato era una merenda abbastanza ingombrante, quindi ecco l’intuizione. Dopo essersi trasferito da Torino ad Alba a causa della Guerra, inizia una ricerca della formula giusta per rendere quel composto più morbido, addirittura da poter spalmare.

Ci arriverà tra il 1945 e 1946 quando, ritrovando un vecchio barattolo di burro di cacao, deciderà di aggiungerlo all’impasto, ed è così ottenuta un’amalgama decisamente più soffice e facilmente affettabile, quasi spalmabile. L’amalgama degli ingredienti rivendicano visibilità, per cui la prima etichetta sarà Giandujot, richiamante il gianduia, cioè quel misto di cioccolato e nocciole già diffuso nella zona. Infati il successo è immediato. Ad apprezzarlo sono non solo gli adulti, ma soprattutto i bambini che diventano così l’obiettivo principale dei successivi esperimenti di Casa Ferrer, non a caso tante pomeridiane merende i bambini amano ammirare quel barattolo, e con coltello crearsi delle energetiche merende, e magari anche per qualche birbantello affondare colpi di cucchiaino per la giusta dose energetica e di gusto. Ma pane e nutella sarà sempre l’accoppiata che farà da precursore alla crema.

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Certo nell’epoca di guerra e dopoguerra sarà difficile iniziare a produrre un qualcosa di nuovo, non avendo un mercato stabile. Così la storia racconta che il primo barattolo di Nutella sarà prodotta con continuità solo nel 1964 dopo tanto studio e medesima determinazione che misti alla fortuna, hanno aiutato Pietro Ferrero.
Il Patron in quel di Torino era un pasticcere che spesso notava passare d’avanti la sua bottega tanti operai che portano con se il mitico pranzo, ovvero un panino farcito ma non in senso di gusto moderno, doveva semplicemente essere la giusta garanzia energetica di supporto per la giornata.
Così il pasticciere si interroga riguardo a come poter garantire un pasto di egual forza energetica e magari meno ingombrante. Così, quale miglior pensata è quella di spalmare una crema e non comprimere più ingredienti tra due pezzi di pane. Così studiando i vari ingredienti base ed il loro valore energetico, decide di creare questo pastone, che oggi diremmo di cioccolato, da riporre in mezzo al pane, facendo nascere il più tipico dei sandwich che fa impazzire ciascun ragazzino. Senza sapere che la Nutella non nasce cremosa come la si vede tutt’oggi, ma la curiosità è che questa nasce solida e a forma di panetto da tagliare e riporre in mezzo al pane, in modo che sia un pasto. Così il Buon Pietro Ferrero, avendo notato la forza della sua creazione, inizia a vendere il pastone di cioccolato e non solo darlo per pranzo ai propri operai. Questa Sua grande intuizione energetica, sfamante ed al giorno d’oggi golosa É diventata lo snack più amato al mondo.
Eugenio Fiorentino

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