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Il 17 gennaio: “Giornata Mondiale della Pizza”, lo Storytelling del Food va dedicato alla Regina, la pizza Margherita

Lo storytelling del food, deve mostrare una certa riverenza per raccontare di un grande classico, ossia, la Regina, e non ci riferiamo ad Elisabetta II d’Inghilterra, ma alla Pizza Margherita”. L’indiscussa Sovrana del panorama alimentare italiano e forse mondiale, non a caso il 17 gennaio è stata istituita come Giornata Mondiale della Pizza.
Sebben la Storia racconti come la Marinara  sia la prima Pizza.
La vera Regina, quella dedicata alla Sovrana francese è la Pizza Margherita, come canta anche Gigi D’Alessio nella canzone Napule: ” Fuje accussì ca cu ll’acqu’e a farina, nu bellu guaglione e facette ncantà. Po guardaie da bandiera e culure, pensaie nu numento dicette “Maistà  Mo ce metto ddoie pummerulelle cu sta muzzarella e na fronna d’està”. Po nu furno vulett’appiccià “dduie minut’e va faccio assaggià”. Chella pizz’a nventaje pe reggina. Perciò Margherita l’avetta chiammà”.
Ma secondo attendibili fonti storiche, sono stati gli egizi i primi e la chiamavano “pita”,essendo la prima popolazione a scoprire il segreto della lievitazione. Infatti nel 4.000 a.C. è nato il primo vero forno, proprio lungo le sponde del fiume Nilo.
Gli egiziani erano grandi mangiatori di pita, ma anche grandi bevitori di birra; furono tra i primi a creare l’abbinamento pizza/birra.
Impossibile da credere ma sono trascorsi “solo” 4500 anni.
I saraceni(o’ sarracin’)successivamente importarono le pizze di farro per la prima volta in provincia di Napoli, più precisamente a Torre del Greco. Il farro fu sostituito poi con il grano, e venne successivamente condito con olio e aglio. Il pomodoro arrivò molto più tardi, dopo la scoperta dell’America, infatti le prime pizze rosse risalgono al Settecento.
Qual è il tipo di pizza più antico? Si tratta della marinara, la più antica delle pizze rosse. Raccoglie tutti gli ingredienti utilizzati fino ad allora: pomodoro, aglio, origano, olio extravergine d’oliva. Contrariamente a ciò che si può pensare, il nome non deriva da qualcosa che ha a che fare con il pesce, bensì al fatto che era il piatto che mangiavano i pescatori una volta rientrati in porto.
La più antica pizzeria fu aperta a Napoli nel lontano 1738. Si chiama “Port’Alba” e serviva per rifornire gli ambulanti che andavano in giro per la città. Poco più di 90 anni dopo, fu la prima anche ad offrire tavoli e sedie per i propri clienti, tra cui spiccano nomi come Gabriele D’Annunzio, re Ferdinando di Borbone, Francesco Crispi e Benedetto Croce.
La pizza margherita è la regina della nostra tavola, eppure la storia sulla sua creazione non è molto diffusa e soprattutto non tutti conoscono i dettagli della vicenda.La storia racconta che nel 1889 il pizzaiolo Raffaele Esposito della pizzeria Brandi (Pietro… e Basta Così fondata nel 1780) ideò la pizza Margherita con pomodoro, mozzarella e basilico quali colori rappresentanti l’Italia. La creazione fu fatta quando Esposito fu convocato dalla real casa nella reggia di Capodimonte, dove si riunivano i re d’Italia Umberto I e sua moglie Margherita, propose tre varianti diverse di pizza e la Regina scelse la sua preferita. Per omaggiare la regina d’Italia, Margherita di Savoia, Esposito scelse di attribuire proprio il suo nome alla pizza creata per l’occasione. C’è una lettera del 1889 di Camillo Galli, capo dei servizi della tavola della casa reale, che riporta: “Le confermo che le tre qualità di pizze da Lei confezionate per Sua Maestà la Regina vennero trovate buonissime”.Eppure, secondo recenti studi, la storia della pizza preparata da Brandi sarebbe un falso storico. La pizza margherita è nata a Napoli prima del 1889, in particolare tra il 1796 e il 1810 infatti Francesco De Boucard nel 1866 in un pezzo su Napoli descrive alcuni tipi di pizza tra cui pizza margherita, pizza marinara e calzone.Non è l’unico riferimento infatti già nel 1830 l’autore Riccionel testo “Napoli, contorni e dintorni” descriveva una pizza a base di pomodoro, basilico e mozzarella. Dai ricettari si apprende che a quei tempi il pomodoro non era la base di tutto ma copriva gli altri ingredienti, veniva messo per ultimo. È interessante sapere che la pizza, intesa come disco di pasta su cui adagiare vari ingredienti, era un’usanza molto antica descritta persino da Virgilio nell’Eneide. La parola invece ha origine nel 997 in un contratto di locazione di un mulino sul fiume Garigliano dove si stabiliva l’omaggio che bisognava fare (12 pizze) ai proprietari
oltre l’affitto.
Quindi in base a questi riferimenti è ovvio che la pizza che oggi tutti conosciamo e amiamo era già pronta prima che Raffaele Esposito la dedicasse alla Regina, il suo merito dunque è unicamente avergli dato il nome di “Margherita”.
Oggi, solo in Italia, sono presenti sul territorio ben 42 mila pizzerie, nonostante un numero sempre in crescita (1 italiano su 3) degli appassionati della pizza che vuole prepararla in casa. In assoluto la pizza è uno dei cibi più consumati e diffusi al mondo, in tutte le sue innumerevoli varietà, e la sua valorizzazione come Patrimonio dell’Umanità da parte dell’UNESCO ne è solo l’ultima conferma.
Oggi l’innovazione ci conduce alla pizza gourmet,l’inventore è stato un veronese, si chiama Simone Padoan, titolare della pizzeria “I Tigli” a San Bonifacio. A lui va il merito di aver creato un nuovo modo di interpretare la pizza, elevandola a piatto di qualità realizzato persino da chef stellati come Carlo Cracco. Nuove tipologie di impasti, l’utilizzo di lievito madre, farine semi raffinate, macinate a pietra e prodotti di alta qualità come acciughe del Cantabrico, tartufo, formaggi prestigiosi, tonno alalunga, prosciutto crudo Riserva, olio ricercato e molto altro ancora, hanno giocato un ruolo fondamentale in questo rinnovamento della pizza cosiddetta contemporanea.
Il solco tracciato da Padoan è stato seguito da numerosi pizzaioli, tra questi vale la pena citare altri due veronesi: Renato Bosco con il suo crunch e Stefano Miozzo, campione del mondo della pizza grazie ad un impasto a base del vino veronese per eccellenza, l’Amarone. Naturalmente in Campania, patria della pizza, non sono stati con le mani in mano. Così anche lì, alla mitica pizza napoletana ecco affiancare delle rivisitazioni di pizza napoletana gourmet. Una su tutte? La margherita sbagliata del pizzaiolo casertano Franco Pepe.
Grazie alle sue origini la pizza non si scrollerà mai di dosso la nomea di cibo povero, ma se con questo termine s’intende accessibile è difficile avere qualcosa in contrario. La nouvelle vague della pizza moderna, rappresentata da professionisti del settore che mettono l’accento sulla qualità, sta portando questo prodotto verso una visione gourmet che parte dallo studio degli impasti e approda alla ricercatezza dei condimenti. La pizza si rivela quindi estremamente versatile nel soddisfare ogni tipo di palato: è così che rinasce una nuova consapevolezza di questo alimento, capace di sfamare e saziare ma ormai sempre più spesso anche di stupire.

Maria Teresa Grisi Franchini

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