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La Pasticceria Carraturo giunta alla quinta generazione in uno Storytelling del food, soprattutto attraverso la Sfogliatella

Nella città di Napoli imporsi per fama, attraverso bontà, non è mai facile per una Pasticceria, soprattutto se dovesse provare a dire la Sua in un quartiere abbastanza popolare, già forte di capi saldi commercialmente.

Perciò è necessario che si percorra il giusto Storytelling del food, per eccellere ed essere ricordati, magari, per la produzione di un dolce in particolare, com’è successo per la Pasticceria Carraturo, che tra i tanti napoletani tradizionali eccelle per la propria Sfogliatella.

Ma tale onorificenza non è arrivata per caso. É la storia della Pasticceria che con tradizione, amore, dedizione ha messo il cuore nella produzione del dolce, trasmettendo questi valori ad ogni figlio, ha fatto in modo che si continuasse nella storia cittadina e magari anche mondiale ad essere importante il nome Carraturo collegato alla sfogliatella, non a caso .

Ma com’è possibile notare dalla foto, tutto ha inizio nel 1837, con Pietro Carraturo quando fonda l’Azienda in quel di Napoli, sfidando la sorte, perché Lui era Originario di Casamarciano (NA),  nato da una famiglia contadina.

La vita è piena di sorprese! Così, mentre svolgeva le mansioni quotidiane, si racconta, che aiutò un uomo impossibilitato a proseguire il suo viaggio perché finito con in carretto in un fosso mentre il Buon Pietro, che come suo solito, traportava la legna ad un forno di Napoli diventando il primo driver Uber della storia.

All’epoca il rispetto e la gratitudine erano dei valori importanti, così il carrettiere, come ricompensa, gli offrì poi un passaggio alla città promettendogli un lavoro in una pasticceria.

Così inizia la prima esperienza giustamente da garzone, così macinando esperienza e migliorando in tecnica e perfezionando la bravura, poi Pietro Carraturo aprì nel 1837 una bottega artigiana in Napoli alla via della Maddalena, trovando fortuna con la vendita delle Sfogliatelle Ricce e Frolle

 

. Successivamente si trasferì sotto l’arco di Porta Capuana tra un macellaio ed un pescivendolo al civ. 10 .

Nel 1904 Vincenzo Carraturo (1855-1922), di sei figli, “detto Zio Pietro” per il nome del padre, si trasferì con la bottega dall’arco di Porta Capuana all’attuale sede in via Casanova, 97, all’epoca detta “strada fuori Porta Capuana 97”.

Alfredo Carraturo (1893-1953), di otto figli, insieme al fratello Davide Carraturo (1889-1937), continuano la gestione dell’attività degli avi, mentre il fratello minore Roberto (1895-1970) si dedicò ad altro.

All’improvvisa scomparsa del fratello Davide, aiutato dalla moglie Auriemma Elena Teresa, Alfredo Carraturo mandò avanti la sua famiglia e quella del fratello Davide, padre di cinque figli.

Morto Alfredo nel 1953, gli eredi lasciarono la piena proprietà e gestione agli eredi di Alfredo Carraturo con atto notar Monda del 1954 e la moglie Elena Teresa, intestataria delle Licenze Commerciali, continuò l’attività aiutata dai figli Guido e Guglielmo.

Nel tempo il locale si ingrandì, infatti nel 1962  trasformano il laboratorio retrostante l’attività, in bar-caffetteria, con accesso anche dal civ. 113 del Corso Garibaldi. Ad oggi la configurazione dei locali è la stessa di allora, infatti il laboratorio artigianale di Pasticceria, è ancora presente al primo piano, dove all’epoca fu spostato.

Guido Carraturo (1934-1983), insieme al fratello Guglielmo (1930-1996) ed aiutati dalla madre, gestirono l’attività di famiglia aprendo ancora un altro punto vendita al C.so Garibaldi 42/43.

Dal 1972 Guido Carraturo rimase proprietario unico della sede storica dell’Antica Pasticceria Carraturo a Porta Capuana fino alla prematura scomparsa nel 1983.

Lo storytelling continua fino ad oggi, per quanto siamo giunti alla quinta generazione dello stesso ramo familiare, in cui i fratelli Alessandro Carraturo (1972) ed Ulderico Carraturo (1980) ad oggi gestiscono l’attività di famiglia.

C’è grande rispetto per le tradizioni e le abitudini dell’Arte Pasticcera Napoletana, elogiandola con ottime produzioni onoranti la storia che precede, ma soprattutto convinti che questa, come riuscita in questi anni, per i successivi alimenterà il loro lavoro tradizionale e riusciranno sempre a garantire le dolci lavorazioni che la storia esige, magari non limitandosi alla bontà della napoletana, ma allargando gli orizzonti per altre specialità.

Non si tratta di essere visionari o ambire troppo, ma semplicemente si è coscienziosi di come la Storia vada si avanti ma non ci si deve dimenticare i punti saldi, cioè quelli di partenza!

Eugenio Fiorentino

 

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