Se prendessimo la rinomata Cucina partenopea, già ricca di Storytelling del food ed aggiungiamo cipolle, carne di manzo, olio EVO extravergine. Magari, per condire un bicchiere di buon vino bianco ed ecco il sugo alla Genovese.
Ecco che inizia lo Storytelling del food del sugo alla Genovese parte dalle corti reali ai dubbi sui luoghi d’origine.
Lo storytelling del food ci invita ad affrontare un viaggio avvincente tra epoche storiche. Tra Corti Reali e luoghi geografici che si contendono la paternità della rinomata “Genovese”.
Sebbene sia considerata 100% napoletana e poco conosciuta fuori dai confini della città. Le prime notizie sulle origini della Genovese risalirebbero ai libri culinari pubblicati tra ‘700 e ‘800.
Secondo questa la nascita del piatto veniva fatta risalire effettivamente alla città di Genova.
Infatti, secondo le notizie storiche qui si preparavano ben due varianti di “lasagne genovesi”. Una condita con il pesto di basilico conosciuto in tutt’Italia. Poi c’è la seconda versione a base di sugo di carne di manzo o di vitello e parmigiano.
Una fonte risalente addirittura all’epoca medievale, a cavallo tra la dominazione angioina e quella aragonese, attesterebbe la circolazione a Napoli del sugo alla genovese. Secondo un antico ricettario, infatti, pare che il re Carlo d’Angiò amasse mangiare a pranzo la “Tria Ianuensis”. Si tratta di pasta proprio a base di cipolle e carne, molto in voga all’epoca e che prende spunto dalla cucina francese.
Anche l’epoca aragonese ci rilascia qualche notizia riguardo la Genovese. Ci suggerisce l’effettiva paternità del piatto alla città di Genova. Si è successivamente diffuso a Napoli grazie agli scambi commerciali con i genovesi (che avevano alcune delle loro basi proprio a Napoli).
Un’altra leggenda fa risalire la nascita del termine genovese addirittura al cuoco svizzero alla corte dei Borboni, originario di Ginevra, la cui specialità era proprio il sugo di carne e cipolle. Così è avanzata anche l’ipotesi secondo cui il termine genovese non derivi dalla città di Genova. Addirittura c’è il richiamo al nome originale della città di Ginevra, appunto Geneve. Ci vuole altro da Storytelling del food per donare gusto.
Infatti la pasta alla Genovese, dal sapore denso e soave, è da pranzo della domenica.

Sembra facile così illustrato ma il suo processo di preparazione richiede molta cura e pazienza. Si tratta di un sugo preparato molto lentamente, come tutte le cose che richiedono tempo per raggiungere la bontà nella loro realizzazione.

regala un gusto ineguagliabile e sorprendente al palato. Proprio come la pazienza che serve nel preparare questa bontà.

Tanta è anche la complessità della sua storia, che oscilla tra vari intrecci, suadenti come quelli dei suoi ingredienti. Questi sono degni di un avvincente Storytelling del food, per renderlo corposo, carico di gusto e altro. Che si è creato nel tempo e negli ambienti.

In qualunque tempo o luogo sia nata la Genovese una cosa è certa. É diventata uno dei piatti iconici della cucina partenopea e per questo disponibile in tutti i menù di taverne e ristoranti della città. Data la sua elaborata preparazione è ideale come “piatto della domenica”! La si può consumare appena il gusto lo richiede, sia durante il pranzo della domenica, sia in occasione di altre festività.
Nelle ricette odierne è particolarmente privilegiato l’uso della cipolla ramata di Montoro, che si distingue per il suo sapore più dolce e soave, ideale per un piatto cremoso e denso di sapori da conquistare il palato.
Per scoprire altri intrecci di storia e sapori continuate a seguire la rubrica di Storytelling del food, perchè poi si rendono Parola di Eugenio .
Chiara Peluso


