La Panna: viaggio in Storytelling del food tra flop, successo e Parola di Eugenio

Il latte e derivati caratterizza spesso lo storytelling del food, non a caso il Latticino su Pizza. Ma con il caldo alle porte c’è bisogno della freschezza della Panna.

Questa preparata con i grassi derivati dal latte riscontra il suo primo successo nel Rinascimento nord-Europeo, e più tardi in Italia. Qui, al contrario, non godeva proprio di ottima fama  diffusa sia come ingrediente sia come dolce semplice di accompagnamento al dessert o a un gelato. Infatti, uno dei topping da dessert più golosi e amati era associato nell’antichità a una serie di situazioni non proprio rosee. Poi gustose per qualche insolita curiosità.

Perchè è Storytelling del food di un’evoluzione.

Ecco la Panna e i suoi cambiamenti e miglioramenti nel corso dei secoli.

 

Per vedere la Panna in Italia si dovrà aspettare il periodo rinascimentale. Infatti, la primissima testimonianza al riguardo è il “Trattato degli animali domestici” di Giovan Vittorio Soderini. Qui compare spesso un riferimento a un dolce molto simile alla Panna. Nella descrizione è chiamato “Lattemiele”, un dolce preparato in occasione di festività come il Carnevale.

Sebbene divenuta popolare nelle cucine dei ristoranti solo a partire dagli anni ’80, lo Storytelling de food della Panna ha una storia importante e considerevole. Infatti, le prime attestazioni della sua presenza negli ambienti culinari risalgono all’epoca antica. Tuttavia, in questa sua primissima fase di diffusione, la panna non godette di una buona notorietà. Infatti, i romani non amavano il latte e tutti i cibi allo stato liquido e non ne consumavano. Questo disprezzo favorì un apprezzamento della panna altrove, ovvero nelle zone dell’Europa del Nord. Già Plinio il Vecchio riconosce un uso di lavorazione del latte alle popolazioni Barbare, creando con esso una crema densa che sarà poi la Panna. Inverosimilmente antenata della dolce che accompagna le attuali bontà.

Successivamente apparirà anche in altri trattati di quel periodo. Ma alla vera affermazione della Panna come ingrediente culinario avviene nella Francia del ‘700 e il secolo successivo anche in Italia. Infatti, risale ai primi dell’800 una testimonianza di Vincenzo Angioletti in cui cita la panna come nuovo ingrediente con cui condire i “maccaroni”. Da che era associata al campo del dolce la Panna si inizia a fare sempre più spazio nel salato. Divenendo un ingrediente principe per molti piatti a base di pasta, oltre che un goloso topping per Gelato e Dessert.

Dal dolce la panna conquista il salato.

Indubbiamente la Panna arricchisce di dolcezza il dessert, rendendo ancora più fresca una coppa gelato o più ricca di gusto una torta a base di Pan di spagna. Offre un goloso sfizio anche accompagnata ad alcuni frutti, come le fragole. Tuttavia, la Panna conosce un’applicazione di larga scala anche nell’ambito del salato.

Dal Novecento in poi furono numerose le ricette che includevano la panna da cucina nella loro preparazione, molte di queste semplici da preparare anche in casa. Basti pensare alle tagliatelle ai funghi oppure a una semplice pasta prosciutto e piselli o i tortellini Ricotta e spinaci: questi primi hanno un tocco di gusto decisamente maggiore accompagnati dalla Panna. Anche il mondo della Pizza le offre un posto d’onore, rendendola protagonista della celebre pizza Mimosa. Nota anche come panna, prosciutto e mais, si tratta di una pizza di base bianca con condimento a base di mais, prosciutto cotto e panna salata.

Insomma, la Panna è un ingrediente derivato del latte che si accompagna con gusto sia alla sfera del dolce sia a quella del salato, e offre un tocco in più di bontà alle portate a cui si accompagna. Ma Roma Caput Mundi, quindi anche il food tradizionale. Nella Capitale con la Parola di Eugenio sono famosi tanti dolci ma su tutti i Maritozzi Perchè in queste bontà non è la solita Panna!

C’è un’altra tradizione di lavorazione! Come per noi la Crema Pasticcera. Perchè diamo a Cesare quel che è di Cesare. 

Ma ricordiamoci che è sempre Parola di Eugenio .

Chiara Peluso

Commenta questo articolo