Il Vino rosso è da Parola di Eugenio, che sia per convivialità, a cena o per un aperitivo. Ha intriso di alcol, ma soprattutto buon gusto, uno Storytelling del food, da accompagnamento o altro.
Che si parli di Nero d’Avola, Chianti, Montepulciano, Aglianico non è interessante, o meglio basta che sia una bevanda che non manchi mai a tavola!
Ovviamente nelle o per le giuste occasioni. Da non sottovalutare l’aspetto che sia a pranzo e a cena, accompagna, con le sue note avvolgenti e decise, i piatti a base di carne.
Ideale non solo per accompagnare le portate a tavola a pranzi importanti. É anche da gustare come aperitivo, accompagnato da un tagliere di salumi, formaggi pregiati e olive.
Questa bevanda raffinata nostrana, componente immancabile di una cena di alto livello, ha alle sue spalle una storia millenaria o meglio Storytelling del food. Non a caso è vanto come una delle specialità gastronomiche più famose del nostro paese. Anche se condivide fetta di importanza con il Vino Bianco
.
Lo Storytelling del food del Vino rosso ha radici molto antiche, ben più remote delle civiltà greca e romana.
La prima attestazione delle tecniche di fermentazione dell’uva con lo scopo di produrre una bevanda densa di significato risale alle civiltà della Mesopotamia. Qui il Vino era prodotto come bevanda sacra, destinata agli dei, e utilizzata solo durante le cerimonie religiose. In particolare nei riti dedicati alla prosperità e fertilità.
Il Vino rosso, però, è simbolo di potere e fertilità, anche ai tempi antichi del Medioevo.

Durante il periodo delle grandi civiltà antiche il Vino rosso fu considerato un bene estremamente di lusso, destinato agli dei. O anche ai capi di Stato, il cui potere era considerato legittimo per volere divino.
Grazie ai commerci marittimi, il vino giunse presto in Grecia. Dal Suo arrivo iniziò una notevole produzione vinicola, e gli fu attribuito anche lì lo stesso valore sacro. Infatti, i Greci associavano il vino alla divinità di Dioniso, che secondo il mito avrebbe insegnato al giovane Oreste le tecniche di lavorazione del vino. La bevanda era protagonista di una serie di rituali intitolati al Dio in vista dell’arrivo della stagione fertile. Questi riti si diffusero presto anche in epoca romana. Per essere poi vietati per la loro impronta lussuriosa che costituiva una minaccia al “mos maiorum” romano. Cioè il Codice di comportamento che tutti i romani adottavano per essere considerati cittadini rispettabili.
Ma tornando al Vino rosso, il suo utilizzo e la sua produzione fu fiorente anche nel Medioevo, dato che era utilizzato nelle cerimonie religiose. Anzi, è proprio durante il Medioevo che la sua produzione viene migliorata: infatti, nei tempi antichi si usava aromatizzare il vino rosso con erbe, quindi è nel Medioevo che assume il sapore intenso con il quale lo conosciamo.
Il Vino rosso in Italia, in varietà ha continuato lo Storytelling del food, diventando Parola di Eugenio.

Non a caso sono varie le regioni con il primato della sua produzione.
Con il passare del tempo il vino rosso è diventato sempre più simbolo di festa e di convivialità, e l’alta richiesta ha fatto sì che si sviluppassero nuove tecniche di lavorazione e fermentazione grazie alle nuove tecnologie, utili sia per controllare meglio il processo di lavorazione del vino sia per migliorare lo stato di conservazione.
Attualmente le regioni d’Italia prime in classifica per la produzione del vino rosso sono il Piemonte, dove è prodotto il Barolo, considerato il “Re dei vini”, la Toscana, con la produzione del Chianti e la Sicilia, rinomata per il suo Nero d’Avola. E tra tante regioni, in questo Storytelling del food, merita una menzione anche la Campania. infatti, specialmente nell’Irpinia è molto rinomata la produzione di Aglianico, un vino color rosso rubino dal sapore fruttato e avvolgente.
Per altre curiosità gastronomiche, continuate a seguire i nostri Storytelling del food.
Chiara Peluso


