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Il Picnic di Pasquetta e la pulizia di frigorifero, tappa fine vacanze fuori città, come storia vuole, quindi da Storytelling del food

Il lunedì dell’Angelo, detto anche lunedì di Pasqua o Pasquetta, è il giorno dopo la Pasqua, a conclusione del trittico che in cucina. Così gli si affida alla pulizia del frigorifero, per consumare tutti gli avanzi delle festività pasquali, tra pranzo domenicale, vari rustici festivi e no e dolci acquistati per tradizione, così ci si dedica al Picnic di Pasquetta.

Motivazioni religiose raccontano che Gesù, a due discepoli in cammino verso Emmaus, è apparso a pochi chilometri dalle mura di Gerusalemme.

Così ricordando il viaggio dei due, è tradizione trascorrere il giorno di Pasquetta con una passeggiata o una scampagnata “fuori le mura di casa” o “fuori porta di città”.

Quindi in Italia, il lunedì dell’Angelo è un giorno di festa dedicato alla “scampagnata”, al pic-nic e attività all’aperto, la gita fuori porta. Essendo la Pasqua, di tradizione di gusto, prevalentemente carnivora, magari queste scampagnate diventano braciate, per cui si facilita il lavoro alle varie macellerie di città, magari con esubero di merce, per cui non svendono più in là ma danno modo di poter acquistare a buon prezzo la buona carne avanzatagli durante la vacanza, in modo da non dover vederla persa o riutilizzarla in altri modi. Favorendo grigliate di carne varia, magari non per forza avanzata a casa ma forse quella che non è andata a ruba in macelleria, perchè per essere da picnic. Magari la scelta che sia un picnic è data dall’etimologia della parola, che deriva dal francese arcaico “piquenique” (“pique”, prendere, rubacchiare  e “nique”, roba di poco conto), per avere una valenza di parsimonia cristiana, nel non eccedere con gli acquisti, per non aumentare gli sprechi, centellinare ciò che si ha. Ecco perché si definisce così il pasto consumato all’aperto durante una passeggiata, permettendo ad ogni invitato a contribuire mettendo a disposizione cibi e bevande. La valenza da picnic e non da scampagnata è data anche dal significato della parola picnic, che deriva dal francese arcaico “piquenique” (“pique”, prendere, rubacchiare  e “nique”, roba di poco conto), per avere anche una valenza di parsimonia cristiana, nel non eccedere con gli acquisti, aumentando gli sprechi definendo così il pasto, consumato all’aperto durante una passeggiata,  si invita ognuno a contribuire mettendo a disposizione cibi e bevande. Magari scavando tra gli “avanti di casa”, magari anche di lusso, non degni di essere definiti così, per cui hanno anche loro l’occasione di essere le star di un pasto, fatto con poco o azzardato da chi si lancia con esperienza di poco conto a fare braiate di carne, solo per spirito conviviale.

 

Ma non solo motivazioni pagane o commerciali, importante è anche per rispettare l’iter religioso.

 

 

Eugenio Fiorentino

 

 

 

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