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WinEdicola con FoodClub racconta del Publius l’Aspirino d’Aversa ottenuto con la biodinamica

Continua il viaggio di WinEdicola con FoodClub, questa volta per farse un ritorno alle tecniche della biodinamica, utilissime per ottenere il Publius Asprinio d’Aversa. Sempre preferendo la ricercata penna di Marina Alaimo riproponiamo così il Suo pezzo, tutto da leggere e far inebriare a pieno e ringraziamo, come sempre Antonio Lucifero per la disponibilità.

er ridare tutto il vigore proprio della terra vulcanica di Villa Literno, Raffaele Diana ha scelto la biodinamica. E nel suo asprinio quell’energia si avverte, come tutta la cura e le energie che gli vengono dedicate. I suoli di questo areale unico sono scuri, caratterizzati dal tufo bruno prodotto dall’attività vulcanica, ricco di fossili marini, di piccole conchiglie testimoni di una emersione marina dovuta ai movimenti tellurgici.

Devo dire che attendevo da tempo un progetto di questo tipo nella terra dell’Asprinio di Aversa, che arrivasse qualcuno capace di osare, che si preoccupasse con convinzione ed impegno di preservare la vivacità e l’integrità dei suoli che hanno tanto da conferire all’uva, e all’agricoltura in genere, che lavorasse con sincerità e passione nel rispetto dell’ambiente.

Mi premeva anche ritrovare nel bicchiere delle bollicine di asprinio che sapessero catalizzare l’attenzione, e i sentimenti, e con il metodo della rifermentazione naturale in bottiglia, quello comunemente detto ancestrale, o tecnicamente noto come brut nature, l’azienda Gaia Felix ci è riuscita.

Questo territorio fatica ad emergere, ce lo diciamo da sempre, fino alla noia. La mancanza di unione tra i produttori credo sia la causa principale, ognuno ha la sua idea e va per una strada propria, in genere molto semplificata. Sarebbe bellissimo poter stappare un grande metodo classico, anzi, tanti asprinio metodo classico fatti con competenza e lungamente affinati perché possano elevare una qualità che sappia convincere e richiamare l’interesse.

Publius Asprinio di Aversa 2019

segue una leggerissima macerazione sulle bucce che fa virare il colore nell’area orange wine, affina in anfora per poi riprendere la fermentazione in bottiglia con il suo mosto di partenza. Essendo questa la prima annata in commercio, faccio i miei vivissimi complimenti a Raffaele, e lo ringrazio per avere concesso questa grande opportunità all’asprinio, alle bellissime viti allevate ad alberata, alte più di 10 metri, memori di tempi felici per l’agricoltura della Campania Felix, che ha fortemente caratterizzato il paesaggio e la storia dei suoi abitanti.

Publius vuole ricordare il grande Publio Cornelio Scipione detto l’Africano, la cui tomba è ubicata nell’antica Liternum, Villa Literno.

L’assaggio

Nel colore ricorda un orange wine, chiaro e luminoso. Al naso ha personalità, profumi intensi e puliti che vanno dal mandarino, al sasso di mare, fiore di mimosa, fieno e liquirizia – lasciandolo nel bicchiere dà il meglio di sé. Il sorso è un inno alla piacevolezza, leggiadro, cremoso quasi masticabile, sostiene un bel ritmo battuto tra le note vivaci della freschezza, la setosità data dai lieviti in sospensione, e quel tannino che ci fa ricordare il suo essere un’uva greco, esuberante e volitiva, capricciosa, esaltante solo se ci si prende la briga di studiarne la natura e le sue esigenze sia in vigna che, e soprattutto, in cantina.

Marina Alaimo

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