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Per WinEdicola, da FoodClub.it, quando una Falanghina va oltre ogni aspettativa, ecco: “Vigna Caracci Falerno del Massico Bianco 2008 Villa Matilde”

Antonio Lucifero il Direttore, Fondatore del giornale web FoodClub, ha permesso una nostra affiliazione a loro, e da qui nasceranno tante idee, ma partiamo dando vita alla nostra WinEdicola, iniziando con l’articolo di Marina Alaimo, che ci racconta del Vigna Caracci Falerno del Massico Bianco 2008 Villa Matilde, che tutto sembra furchè una Falanghina. Così lasciamo parola alla Collega.

E pensare che fino a qualche anno fa quando si proponeva una Falanghina, molti la percepivano come un vino della banalità, o quasi. Già, perché si usava berla giovanissima e magari anche pensarla come un vino di poca sostanza. Invece la sua versatilità, unita all’impronta territoriale, la rendono una bevuta piacevolissima e intrigante.

Se si vuole andare oltre, come ha inteso fare Villa Matilde spingendo con vigore sul pedale dell’entusiasmo, nei tempi lunghi sa sorprendere positivamente, fino ad emozionare. Mi è stata servita da Enrico Moschella, sommelier del George Restaurant del Gran Hotel Parker di Napoli, in questi giorni durante una cena di presentazione dei vini della famiglia Avallone.

Primo in degustazione, un cru prodotto a Sessa Aurunca, nella Vigna Caracci della Tenuta San Castrese: Falanghina in purezza fermentata in barrique nelle quali sosta per altri sei mesi.

Viene prodotta solo nelle annate migliori e prende molta forza dai suoli vulcanici dell’Ager Falernus, dominato dal vulcano spento Roccamonfina. Negli ultimi anni l’azienda ha scelto di eseguire la fermentazione in anfora, con ottimi risultati. Sa carpire l’attenzione già nella sua veste dorata e lucente, avvolgente e sinuoso nei profumi eleganti di scorza d’arancia, poi lavanda, delicato nei toni speziati di tabacco e cenere.

L’assaggio è appagante, ricco e sostenuto da una freschezza integra in continuo rimbalzo con le rotondità del vino, riportando gli accenti agrumati e un po’ dolci di miele e cenere.

Indovinatissima la scelta di abbinarla alla scaloppa di foie gras con zucca mantovana, crema di kumquat e salsa alle cinque spezie, piatto preciso e goloso dello chef Domenico Candela, stella michelin all’ultimo piano di questo sontuoso storico albergo partenopeo.

Un vino che può incontrare le tavole con stile elegante e profondo, per accompagnare piatti complessi e anche saporiti, dal pesce fino a spingersi alla carne senza alcun timore.

Marina Alaimo

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